Premio per la migliore regia conferito a Claudio Pesaresi – 2016

È dall’anno 2000 che la Compagnia AL CASTELLO di Foligno da me diretta, ininterrotamente mette in scena spettacoli presso il Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio.
Ogni volta si rinnova il piacere di essere accolti in questo “gioiello” che suscita, già di per sé, emozioni e una sensazione di intimità e simbiosi con gli spettatori.
Lo spettacolo messo in scena lo scorso Aprile è stato IL GABBIANO di A. Čechov, che il direttore artistico Edoardo Brenci ha voluto inserire nel cartellone.
Il nostro GABBIANO ha ottenuto e sta ottenendo consensi e premi in varie parti d’Italia: il più recente è stato il premio per la MIGLIORE REGIA, conseguito alla X RASSEGNA NAZIONALE DI FABRICA DI ROMA.

Vorrei dedicare il prezioso riconoscimento a tutto lo staff del Teatro della Concordia e in particolare all’amico Edoardo, come segno di riconoscenza per la fiducia e la calorosa accoglienza che annualmente ci riserva.

Claudio Pesaresi, regista teatrale

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Simposio della Fondazione Rita Levi Montalcini, per il diritto all’istruzione delle donne africane – 2003

Rita-Levi-Montalcini-Fondazione-Rita-Levi-Montalcini-Teatro-della-Concordia-Monte-Castello-di-VibioCon la più viva ammirazione al Teatro più piccolo e più bello del mondo!

Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina

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Concerto di Capodanno con il Maestro Roberto Maria Cucinotta, organista e compositore italiano – 2013

Maestro Roberto Maria Cucinotta-Teatro più piccolo del mondoLa bellezza di questo autentico gioiello architettonico, incastonato nella stupenda cittadina di Monte Castello di Vibio in Umbria, è straordinaria già dall’esterno. Entrando in teatro si ha una sensazione unica anche sperimentando la preziosa acustica dell’ambiente.
Dai palchi e dalla platea si può avere la realistica sensazione di un contatto diretto tra artista e pubblico, difficile da ritrovare in teatri di diverse proporzioni e struttura.
È un’ambiente unico in cui si ha la netta percezione di autenticità di luoghi e sensazioni da cui è un vero peccato dover ripartire e di cui si porta sempre con sè il piacevole ricordo.

Roberto Maria Cucinotta, organista, clavicembalista e compositore

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Concerto di Capodanno con la Mezzosoprano Lavinia Maria Bocu – 2013

Lavinia-Bocu-al-Teatro-della-Concordia-di-Monte-Castello-di-VibioGennaio 2013: il viaggio che ha cambiato per sempre la mia vita.
Un viaggio che non dimenticherò mai più.
Le emozioni di un concerto che il destino ha voluto che io realizzassi prima o poi nel Più Piccolo Teatro del Mondo…
Passeggiate piene d’incanto per le stradine del piccolo borgo “gioiello”.
Un mondo magico, come la sua gente che subito mi ha portato in un posto dove il tempo si è fermato, per farci sentire il silenzio, la musica, l’amore… un paesino piccolo, carico delle meraviglie che tutti, prima o poi, abbiamo sognato di vedere e vivere.

La vita è strana! Anzi… meravigliosa.

Lavinia Maria Bocu, Mezzosoprano/Romania

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Redazione del libro Mondo Piccolo, con un capitolo dedicato al Teatro più piccolo – 2014

Mondo-Piccolo-libro-con-un-capitolo-sul-Teatro-piu-piccoloDi rientro a Roma vorrei ringraziarvi per aver dato a me e Valerio l’opportunità di conoscere il bellissimo teatro piccolo, le sue storie e la splendida cornice di Monte Castello. Vi ringraziamo per l’ospitalità e la gentilezza che hanno caratterizzato la nostra breve permanenza. Nel caos mattutino di Roma non ho potuto fare a meno di ricordare la dolcezza delle vostre verdi colline e la quiete dei vicoletti, interrotta solo dalla foga dei giocatori incalliti del baretto in piazza! Vivete in un contesto raro, fatto ancora di rapporti umani e di natura. Ne parlo entusiasta agli amici e spero che in tanti possano venire a conoscere di persona questa realtà così preziosa. A Valerio resta il duro compito di elaborare con la scrittura le suggestioni vissute e il fascino del teatro piccolo. Ve ne daremo
notizia! Auguriamo lunga e bella vita a voi e al teatro, sperando di rivedervi presto.

Carmela Menzella,
con Valerio Millefoglie, autore di Mondo Piccolo, edito Laterza 2014

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Quando si arriva alla fine

#teatropiccolo/arrivederci

Il post contatto è quel momento in cui tiri le somme, emozionali e fenomenologiche, e chiudi il cerchio dell’esperienza. Ecco… è avviarci insieme alla chiusura di questa splendida esperienza che abbiamo fatto insieme, in cui le vostre sensazioni, immagini, pensieri ed emozioni personali hanno corredato il filo conduttore #teatropiccolo stories.
L’abbiamo fatto insieme perché le storie del Teatro della Concordia, considerato il più piccolo esistente per completezza stilistica e particolarità della struttura goldoniana, ruotano attorno a quei valori e sentimenti racchiusi nelle nostre parole chiave, sapientemente da voi accolte in queste 22 settimane di condivisione:

Teatropiccolo storytelling_le parole chiaveSentimenti e valori che sono universali, e risvegliano i vostri cuori anche se non tutti avete già visitato (ma lo farete presto, vero?) il Teatro suddetto.
Perché qui, come ormai sapete, vi potete anche sposare civilmente, realizzare sorprese ecosostenibili per le persone a voi care, fare team building col vostro gruppo di lavoro, passare un fine settimana immersi nel relax umbro e abbinarci una serata a teatro, nel più piccolo… e suggestivo!

A presto e buon proseguimento/fine del periodo vacanziero!

La vostra Serena @Sbrep e lo Staff #teatropiccolo

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Sydel Silverman ed uno spaccato etno-antropologico di Monte Castello di Vibio

#teatropiccolo/cultura

Correva il mese di settembre dell’anno 1960 quando l’antropologa statunitense Sydel Silverman iniziava i suoi dodici mesi di studio e permanenza nel borgo di Monte Castello di Vibio, con in progetto un’analisi etnologica sulla vita di un paese di collina dell’Italia centrale. Fino ad allora le dissertazioni etno-antropologiche in Italia si erano concentrate sullo scenario rurale e di sostenibilità economica dell’Italia meridionale e sui distretti industriali del Nord.
Quello che uscirà nel 1975 sarà il primo libro con un focus di interesse etnografico sulla vita sociale ed economica di un villaggio dell’Italia centrale nella sua fase di passaggio dalla mezzadria agraria agli anni 73/74, periodo di ritorno a Monte Castello di Vibio della professoressa, in cui la conversione del sistema agricolo in terreni di proprietà autogestiti ed in imprese ha mutato anche l’assetto delle caste sociali, modellandone diversamente gli usi ed i costumi vigenti.

Divisione del grano col sistema della mezzadria

Divisione del grano col sistema della mezzadria, 1960/61 a Monte Castello di Vibio (PG)

Il dato interessante, che riflette la dinamica più ampia del sistema rurale regionale, riguarda la maggiore disponibilità di terreni nella forma di lavoro salariale che si registra nel censimento del 1970, declinato il sistema della mezzadria, nonostante il generale decremento del lavoro agricolo rispetto a dieci anni prima.
Il cambiamento economico e sociale si riflette sulla percezione personale e sull’organizzazione degli spazi comuni: vita privata e pubblica sono più chiaramente distinti e si riscontra una maggiore iniziativa privata nell’organizzare i propri spazi ricreativi anziché aderire automaticamente a quelli vigenti in prossimità dell’abitazione; così come si rilevano minori attriti nelle feste quaresimali con la figura del sacerdote ed una nuova percezione del borgo, inteso come detentore di una qualità di vita civile e salubre.
Pro Loco e Turismo Culturale a MCVIntorno alla metà degli anni ’70 emerge più fortemente il bisogno di valorizzare la propria identità territoriale, di investire localmente per restaurare il Teatro della Concordia (chiuso dal 1951) e per promuovere festival sul posto.
Il termine civiltà richiama il concetto di riconoscimento identitario nazionale più di quanto non afferisse a distinzioni locali nel 1960/61, così come risiedere entro le mura o in campagna non denota più così spiccatamente un’appartenenza di classe, ed i trend di moda delle maggiori città influenzano anche lo stile della provincia.
L’antropologa Sydel a pagina 234 del suo libro “Three bells of Civilization“, asserisce che Monte Castello di Vibio, così come ogni cittadina, è depositaria di elaborazioni culturali, attraverso i cambiamenti politici, economici e sociali che vive.

“New ideas were therefore continually reinterpreted
through an urban view of the world”

#teatropiccolo/cultura apre la riflessione al background che sottende l’odierna manifestazione culturale e che si è accumulato nel corso dei decenni, ripetuti per millenni, nei luoghi che abitiamo, nella configurazione del tessuto urbanistico, dei materiali edili, della conformazione territoriale e della vocazione tipica per risorse possedute e implementate.

Sydel Silverman al Teatro della Concordia_ foto di Ross J Slade

Sydel Silverman al Teatro della Concordia_ foto di Ross J Slade

Avere avuto l’onore di ospitare Sydel Silverman al Teatro della Concordia domenica 10 agosto 2014, dopo 40 anni, è stato un momento celebrativo della stessa matrice etimologica della parola “cultura”, da intendersi tanto come perfezionamento della persona quanto come intervento sulla natura e sull’ambiente sociale, e conservante “l’idea della trasformazione” [Treccani.it], come costante processo evolutivo, cui è stato aggiunto un ulteriore tassello di contatto empatico ed etnologico con il gruppo nuovo e con quello persistente di allora (che l’ha accolta in una graditissima sorpresa!).
E se passando in questi luoghi il celebre trattatista Cipriano Piccolpasso scrisse nel 1568 che gli “hommini di 80 anni paiono averne appena 35”, perché l’aria era pulita e salubre, e nel 1986 la vicinissima Todi fu definita “la città ideale e più vivibile del mondo” da uno studio dell’Università del Kentucky, forse forse che un filo conduttore di vantaggio competitivo questa terra lo detiene, in termini di vivibilità e variazione ecologica.

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La creatività, ricreazione individuale e fattore determinante per la crescita economica (XX settimana)

#teatropiccolo/creatività

Quando sentiamo una spinta propultrice in mezzo all’usuale, quando lasciamo da parte l’usuale per esaurire quell’onda dinamica, che ci ispira e motiva il senso.
Come asseriva Winnicott è la percezione creativa più di ogni altra cosa che fa sì che l’individuo abbia l’impressione che la vita valga la pena di essere vissuta, che stabilisce o ri-stabilisce il filo di continuità del dialogo con se stessi e poi con gli altri.
Il passaggio attraverso lo spazio transizionale dello strumento creativo crea inevitabilmente un ponte fra la realtà esterna ed interna di ogni individuo, un ponte di espressione libera che ripropone attraverso un processo inesauribile quello che, secondo lo stesso psichiatra e psicanalista inglese, era il passaggio fra la base sicura materna e l’esplorazione della realtà oggettiva in cui il bambino, e l’adulto che sarà, apporta gradualmente porzioni di quel calore che ha assimilato, in forme aderenti al suo modo di essere.
Forse, mi dico, è per questo che la mediazione espressiva è il canale più immediato per ricondurre l’individuo, che si trova sotto stress o in una situazione di impasse relazionale/decisionale, al contatto con la sua natura profonda.
La mediazione che offre la creatività, per ricongiungere la rappresentazione che facciamo di noi con il modo in cui siamo, passa per la percezione sensoriale, il meccanismo più diretto per consentirci di riconoscerci come corpo integrato.
E ci credo, noi siamo un corpo, non abbiamo un corpo.

“Se parlare del corpo non significa riferirsi ad un oggetto del mondo, ma a ciò che dischiude un mondo, quello che scorgo in procinto di agire, o paralizzato dallo sguardo dell’altro, o incoraggiato da un gesto, o piegato dal dolore, non è il mio corpo, ma sono io”
[Galimberti, 1993]

L’area intermedia dell’esperienza, che ci offre la creatività ed in cui il corpo può ritrovare se stesso, ha a che fare con quella capacità di combinare in modo nuovo elementi preesistenti, per dar luogo a soluzioni inedite, che Henri Poincaré teorizza come la possibilità di riutilizzo di basi e schemi presi in prestito da metodiche già apprese e consolidate, rivisitate dal valore aggiunto che apporta la specificità della nostra personale natura, ispirazione, vocazione, tensione…
Se dall’individuo ci spostiamo alla collettività ecco che l’economista e sociologo statunitense Richard Florida ci porta al concetto di “classe creativa”, rivalutando il capitale culturale, la conoscenza e l’elaborazione concettuale per connotare la società.
Secondo questo economista della Carnegie Mellon University di Pittsburgh è soprattutto la creatività a determinare la crescita economica di un paese, per la compresenza di tre principali fattori, quali la Tecnologia, il Talento e la Tolleranza, che motivano le persone allo scambio di conoscenza e all’innovazione integrata e procedurale.Agosto 2014 a Monte Castello di Vibio
Riportando questi principi nel contesto territorialmente e antropologicamente più raccolto del “tessuto paesologico” italiano credo che lo straordinario talento del nostro popolo abbia ancora bisogno di dinamiche chiare e regolari all’interno delle quali consentire ai giovani ed ai meno giovani di canalizzare la propria creatività.
I paesi, soprattutto le roccaforti storiche con una forte tipicità territoriale, sono un coacervo di potenzialità e di spunti per la valorizzazione eco-sostenibile del proprio vivere, produrre e collaborare, magari unendo innovazione al made in Italy esistente.
E anche quando è soprattutto la tradizione a prevalere, come a Monte Castello di Vibio, ne esce un agosto pieno di attività aggregative e ricreative.
Senza dimenticare che il Teatro della Concordia, attrattore culturale distintivo di questo Borgo fra i più Belli d’Italia, sarà aperto tutti i giorni del mese di agosto.
Ad accogliere VOI.

Orari di apertura per le visite nel Teatro più Piccolo del Mondo

 

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Dall’appartenenza all’autodeterminazione: il singolo ed il suo paese (XIX settimana)

Come lungo un filo conduttore che si dipana alla volta di una finalità concreta e misurabile il viaggio dell’appartenenza si traduce in partecipazione e valore aggiunto attestando e confermando un’intenzione e potenziandosi soltanto attraverso l’autodeterminazione.
Se l’intenzione è “Orientamento della coscienza verso il compimento di un’azione, che può indicare semplicemente il proposito e il desiderio di raggiungere il fine, senza una volontà chiaramente determinata e senza la corrispondente deliberazione di operare per conseguirlo” l’autodeterminazione interviene quando l’uomo afferma quella volontà di determinazione secondo la propria legge, indipendentemente da cause che non sono in suo potere.

#teatropiccolo/autodeterminazione

Non possiamo scegliere cosa ci capita,
possiamo invece scegliere cosa fare con quel che ci capita.

Sartre nel suo pamphlet “L’esistenzialismo è un umanesimo”, scritto nel 1946, sostiene:

“Prima che voi la viviate, la vita di per sé non è nulla, sta a voi darle un senso, e il valore non è altro che il senso che scegliete” .

Siamo ciò che facciamo, ed il viaggio sono i viaggiatori, come ci fa eco Pessoa.
Se per viaggio intendiamo quello imprevedibile della vita molto spesso ci rendiamo conto che la vera libertà sta nella perdita di controllo su tutto ciò che non dipende direttamente da noi e nell’assunzione di responsabilità di ciò che ci prendiamo per noi di questa imprevedibilità.
Quanto più ci autorizziamo ad essere quello che siamo e ad autorealizzare la nostra natura, anziché la concezione di come dovremmo essere, tanto più possiamo stare nell’attimo presente e fluire verso un cambiamento naturale, dapprima come sé autonomi, poi come comunità che ha il coraggio e la creatività di poter fare la differenza.

#teatropiccolo/unpaesecivuole

Mi colpisce la figura di Franco Arminio, che ha delineato la scienza-arte sulla paesologia come la predisposizione a

“scrivere col corpo dei luoghi in cui si vive o dei luoghi che si attraversano. Una forma di attenzione in cui l’osservazione del mondo esterno e quella del mondo interno s’intrecciano continuamente. Un’attenzione inquieta, in cui l’osservazione di qualcosa diventa osservazione di qualcos’altro. Alla fine non è il paese che mi interessa, ma quel paese un poco più grande che chiamiamo mondo. Mi interessa la contemplazione di quello che c’è. Mi piacciono le persone che mettono la percezione davanti alla discussione. Nutrirsi di immagini più che di opinioni, nutrirsi di dettagli più che di astrazioni.”

Ogni paese ha in sé un pullulare di vita e di silenzi, brainstorming indefiniti di tentativi, ripensamenti e suggestioni di massa, spinte innovatrici che conquistano i più attivi e dilagano poi in maniera contagiosa fra tutti, diventando la specificità che fa la differenza.
Come è tangibile a Monte Castello di Vibio anche in questa settimana, dal 21 al 27 luglio: questo borgo, fra i Più belli d’Italia e appartenente anche al circuito Città Slow, si sta animando di degustazioni e concertini, all’aperto nelle piazze, in Chiesa, al Teatro della Concordia. Si tratta degli allievi musicisti, provenienti da ogni parte del mondo, di un Masterclass giunto al suo terzo anno consecutivo e rivolto a strumenti ad arco, la cui principale docente è la violinista Elizabeth Wallfisch, eminente solista di violino barocco e nome di livello mondiale.

Masterclass internazionale di strumenti ad arco, foto di Ross J Slade

Masterclass internazionale di strumenti ad arco, foto di Ross J Slade

Attraversare le viuzze avvolti da queste melodie è rigenerante e alienante, come se davvero tutti avessimo bisogno di ricondurci all’idea ancestrale di paese

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via”

scrive Cesare Pavese.
Come la base sicura da cui spiccare il volo e poi tornare anche soltanto col pensiero, rigenerando ed autodeterminando il proprio divenire.

“Per un attimo dimentico di essere a Illmitz e ricerco, smarrito, la via di casa. Forse, soggiornandovi a lungo, ogni paese finisce per rassomigliare all’altro: ognuno racchiude in sé un certo numero di caratteri umani; e i caratteri umani, in fondo, non sono poi molti. Passando davanti a un gruppo di anziani che discute del tempo, penso che i paesi sono come dei piccoli zoo; come un animale in cattività, ognuno di noi nasce con un destino e lo compie sommessamente, con piccole gioie e con dolori. Ognuno sa ciò che è e ciò che dovrà essere. Non è il mito del buon selvaggio: piuttosto l’idea che, come in un gioco a incastro, ciascuno riempie la sua casella che combacia con quella vicina dell’altro.
In città è diverso: ciascuno crede di poter essere differente da ciò che è, ciascuno aspira a qualcosa di più grande, senza comprendere quale grandezza sia invece il vivere ogni giorno.”

[Susanna Tamaro, Illmitz]

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Il valore aggiunto per il singolo e per l’organizzazione che sostiene, come riconoscerlo e perseguirlo (XVIII settimana)

L’emisfero destro e quello sinistro predominano l’uno sull’altro a seconda di come ci poniamo nei confronti della comprensione di un fenomeno e della tipologia della funzione sollecitata, se restiamo orientati su una visione d’insieme sensoriale/emotiva o se ci inoltriamo nei processi linguistici e di catalogazione logica del pensiero.

Quando si parla di valore e sua individuazione, soprattutto del margine di quello aggiunto, le valutazioni possono essere di due ordini:

La luna ad illuminare il borgo, fra I più Belli d'Italia, di Monte Castello di Vibio

La luna ad illuminare il borgo, fra I più Belli d’Italia, di Monte Castello di Vibio

#teatropiccolo/valoreaggiunto

Da cosa rilevi che il valore aggiunto è abbastanza evidente da farti compiere una scelta?

E quanto l’intenzione con cui inizi un processo
condiziona lo sviluppo successivo del tuo percorso?

Per quanto rimarchevole sia l’intenzione iniziale talvolta accade che la duttilità con cui ci poniamo verso un segnale sincronistico da cogliere ci conduca fuori dal binario che credevamo predefinito.
L’acausalità di due eventi connessi nel significato ma non nelle intenzioni iniziali riconduce al concetto junghiano di sincronicità e, perché no, anche di serendipità.
Così ci piace “cogliere il segno”, quel dettaglio che in modo euristico e senza apparenti inferenze, ci porta a “conferire il senso”, senza il quale non potremmo vivere.
Il valore aggiunto che interessa il nostro emisfero destro sta nelle sensazioni suscitate da un’indistinta interconnessione di incontri, luoghi, risonanze.
Come quando ci innamoriamo… magari è un odore, o uno sguardo che le/gli abbiamo rivolto proprio in quel momento lì in cui lei/lui stava per sorridere/correre/direlasua, magari è la sorpresa di sentirci attratti da qualcosa che non credevamo potesse ancorarci i sensi ed il pensiero così ripetutamente, magari è…
fatto sta che spesso c’è almeno quell’attimo in cui possiamo scegliere se darci l’ok, prima di smettere di padroneggiare razionalmente quelle meravigliose interconnessioni implicite.
Il valore aggiunto da discernere c’è anche quando è chiamato prevalentemente in causa l’emisfero sinistro e siamo motivati a riconoscere i parametri oggettivi che regolano realtà e fenomeni. Nello scorso articolo ho introdotto il concetto di Valore Aggiunto Culturale (VAC) di una organizzazione, presentato dall’economista ed ex presidente dell’Agenzia per il Terzo settore Stefano Zamagni[1] come una complessità di parametri qualitativi (Reputazione, Fattore di impatto culturale, Varietà delle proposte culturali, Efficacia ed efficienza dei prodotti generati) che si aggregano ad una misurazione socio-economica dell’Effetto moltiplicatore sullo sviluppo locale.
Se la partecipazione diviene progetto quando riesce a convogliare la proattività del singolo in un processo collettivo è fondamentale individuare il valore aggiunto derivante da quella stessa partecipazione, sia per il singolo che per la sua comunità.
Il Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio ha da poco superato i suoi venti anni di gestione associativa, come Associazione di Promozione Sociale che persegue le finalità di:

  • creazione di appartenenza identitaria dei concittadini, dei visitatori e degli utilizzatori al patrimonio artistico-culturale di cui si prendono cura;
  • valorizzazione e promozione del bene come tempio laico da apprezzare per le proprie uniche peculiarità architettoniche e da fruire nel rispetto della funzione originaria e delle applicazioni innovative di sostenibilità socio-ambientale che consente (laboratori a mediazione artistica, coniugazione della realtà aumentata dai mezzi social 2.0 con l’esperienza emozionale in loco, creazione di eventi che coniughino la partecipazione di spazi del borgo con rappresentazioni teatrali all’interno della struttura);
  • diffusione e sviluppo dell’immagine turistica di Monte Castello di Vibio e del suo territorio circostante in modo ecosostenibile ed integrato.

A proposito dell’effetto moltiplicatore sullo sviluppo locale, come cambierebbe il contesto turistico se l’attività di questa non profit non esistesse?
Consiglio direttivo e soci attivi della Società del Teatro della Concordia sono consapevoli che per il 2013 nella stima dei 150.000 € generati dall’indotto turistico sul territorio (introiti di strutture ricettive e/o ristorative, servizi commerciali di agenzie/aziende) la fruizione del bene Teatro della Concordia abbia contribuito nella misura del 65% a vantaggio del territorio stesso, dove per territorio non ci si limita al Comune di Monte Castello di Vibio, ma si considera una più ampia zona della Media Valle del Tevere comprendente anche i comuni limitrofi.
I parametri valutativi di questa esperienza di compartecipazione alla vitalità economica territoriale della non profit culturale, che in quanto tale non ripartisce gli utili e ha al contempo bisogno e diritto di strutturare sempre meglio ruoli e retribuzioni al suo interno per mantenere la propria attività sostenibile e scalabile nel tempo, sono principalmente cinque:
– Visitatori
– Spettatori della stagione teatrale
– Fruitori della combinazione Cena tipica con ingresso allo spettacolo serale
– Fruitori del Pacchetto week end (cena + ingresso spettacolo + pernottamento + colazione)
– Fruitori della location per matrimoni ed eventi

In termini di fidelizzazione emozionale e ripercussioni sullo sviluppo sociale il bacino di appartenenza ai valori perseguiti e trasmessi dalla Società del Teatro della Concordia è ben più ampia, includendo gli artisti, i visitatori, gli users di eventi internazionali e le coppie che dall’estero hanno scelto di venire a sposarsi qui… un’appartenenza che non ha confini linguistici né nazionalistici, perché il linguaggio dell’emozione è universalmente trasmissibile.

La membership, sentirsi parte come condivisori della Carta dei Valori di questa realtà:

  • il Peopleraising riguarda soprattutto i volontari fisicamente e frequentemente più prossimi al Teatro della Concordia, i donatori di tempo e competenze, come li definisce Luciano Zanin in questa interessante intervista di Riccardo Friede. Sono soprattutto i volontari dello Staff Accoglienza che, con preparazione, entusiasmo e personalità, aprono il Teatro e lo illustrano ai visitatori durante i week end, le festività ed ogni giorno nei mesi di luglio e agosto. Ad essi, nel corso di questi venti anni, è stata dedicata formazione periodica in loco, con l’affiancamento a persone che hanno già maturato esperienza, ed in aula, come accadrà anche col prossimo corso in “Comunicazione e accoglienza turistica” del Progetto Cometa, coordinato da Iter, Innovazione Terziario.

    Amici del Teatro più Piccolo del Mondo

    Amici del Teatro più Piccolo del Mondo

  • il Friendraising, che lega con questa simbolica tesserina gli
    Amici Sostenitori del Teatro più Piccolo del Mondo che vengono a trovarci personalmente, esprime quella che Irene Sanesi definisce come la relazione di reciprocità che fonda la sua ragione sulla capacità di generare esperienza comune e socialità attraverso la produzione e l’erogazione di specifici beni relazionali.
  • in merito al Fundraising, ed al Corporate Fundraising nello specifico, buone aspettative derivano dalla recente modifica all’Art Bonus, che, per favorire il mecenatismo culturale, consente una detrazione Irpef/Ires per le erogazioni liberali alla cultura pari al 65%, anche in riferimento alle donazioni a favore dei concessionari e affidatari di beni culturali pubblici, per la realizzazione di interventi di manutenzione, protezione e restauro.

Buone nuove si palesano anche dalla Riforma del Terzo settore in merito alla razionalizzazione e semplificazione del regime di deducibilità e detraibilità dal reddito delle persone fisiche e giuridiche delle erogazioni liberali; in merito all’introduzione di meccanismi volti alla diffusione dei titoli di solidarietà  e di altre forme di finanza sociale (finalizzate a obiettivi di solidarietà sociale) ed in merito alla valorizzazione del ruolo degli enti nella fase di programmazione.
Questa si esplica a livello territoriale ed è relativa anche al sistema integrato di interventi e servizi socio-assistenziali, di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale.
Il fine comune è sempre quel valore aggiunto, tangibile e intangibile, che si possa recepire con entrambi gli emisferi cerebrali e che, forse, in ambito culturale può sintetizzarsi in quella “piacevole stanchezza” da cambiamento del battito cardiaco, frequenza respiratoria e lucidità negli occhi, che non necessariamente deve tradursi in una intensa e folgorante sindrome di Stendhal.

[1] Zamagni S. (2010), “Il valore aggiunto culturale”, Paradoxa, Fondazione Nova Spes, 4

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