Il valore aggiunto per il singolo e per l’organizzazione che sostiene, come riconoscerlo e perseguirlo (XVIII settimana)

L’emisfero destro e quello sinistro predominano l’uno sull’altro a seconda di come ci poniamo nei confronti della comprensione di un fenomeno e della tipologia della funzione sollecitata, se restiamo orientati su una visione d’insieme sensoriale/emotiva o se ci inoltriamo nei processi linguistici e di catalogazione logica del pensiero.

Quando si parla di valore e sua individuazione, soprattutto del margine di quello aggiunto, le valutazioni possono essere di due ordini:

La luna ad illuminare il borgo, fra I più Belli d'Italia, di Monte Castello di Vibio

La luna ad illuminare il borgo, fra I più Belli d’Italia, di Monte Castello di Vibio

#teatropiccolo/valoreaggiunto

Da cosa rilevi che il valore aggiunto è abbastanza evidente da farti compiere una scelta?

E quanto l’intenzione con cui inizi un processo
condiziona lo sviluppo successivo del tuo percorso?

Per quanto rimarchevole sia l’intenzione iniziale talvolta accade che la duttilità con cui ci poniamo verso un segnale sincronistico da cogliere ci conduca fuori dal binario che credevamo predefinito.
L’acausalità di due eventi connessi nel significato ma non nelle intenzioni iniziali riconduce al concetto junghiano di sincronicità e, perché no, anche di serendipità.
Così ci piace “cogliere il segno”, quel dettaglio che in modo euristico e senza apparenti inferenze, ci porta a “conferire il senso”, senza il quale non potremmo vivere.
Il valore aggiunto che interessa il nostro emisfero destro sta nelle sensazioni suscitate da un’indistinta interconnessione di incontri, luoghi, risonanze.
Come quando ci innamoriamo… magari è un odore, o uno sguardo che le/gli abbiamo rivolto proprio in quel momento lì in cui lei/lui stava per sorridere/correre/direlasua, magari è la sorpresa di sentirci attratti da qualcosa che non credevamo potesse ancorarci i sensi ed il pensiero così ripetutamente, magari è…
fatto sta che spesso c’è almeno quell’attimo in cui possiamo scegliere se darci l’ok, prima di smettere di padroneggiare razionalmente quelle meravigliose interconnessioni implicite.
Il valore aggiunto da discernere c’è anche quando è chiamato prevalentemente in causa l’emisfero sinistro e siamo motivati a riconoscere i parametri oggettivi che regolano realtà e fenomeni. Nello scorso articolo ho introdotto il concetto di Valore Aggiunto Culturale (VAC) di una organizzazione, presentato dall’economista ed ex presidente dell’Agenzia per il Terzo settore Stefano Zamagni[1] come una complessità di parametri qualitativi (Reputazione, Fattore di impatto culturale, Varietà delle proposte culturali, Efficacia ed efficienza dei prodotti generati) che si aggregano ad una misurazione socio-economica dell’Effetto moltiplicatore sullo sviluppo locale.
Se la partecipazione diviene progetto quando riesce a convogliare la proattività del singolo in un processo collettivo è fondamentale individuare il valore aggiunto derivante da quella stessa partecipazione, sia per il singolo che per la sua comunità.
Il Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio ha da poco superato i suoi venti anni di gestione associativa, come Associazione di Promozione Sociale che persegue le finalità di:

  • creazione di appartenenza identitaria dei concittadini, dei visitatori e degli utilizzatori al patrimonio artistico-culturale di cui si prendono cura;
  • valorizzazione e promozione del bene come tempio laico da apprezzare per le proprie uniche peculiarità architettoniche e da fruire nel rispetto della funzione originaria e delle applicazioni innovative di sostenibilità socio-ambientale che consente (laboratori a mediazione artistica, coniugazione della realtà aumentata dai mezzi social 2.0 con l’esperienza emozionale in loco, creazione di eventi che coniughino la partecipazione di spazi del borgo con rappresentazioni teatrali all’interno della struttura);
  • diffusione e sviluppo dell’immagine turistica di Monte Castello di Vibio e del suo territorio circostante in modo ecosostenibile ed integrato.

A proposito dell’effetto moltiplicatore sullo sviluppo locale, come cambierebbe il contesto turistico se l’attività di questa non profit non esistesse?
Consiglio direttivo e soci attivi della Società del Teatro della Concordia sono consapevoli che per il 2013 nella stima dei 150.000 € generati dall’indotto turistico sul territorio (introiti di strutture ricettive e/o ristorative, servizi commerciali di agenzie/aziende) la fruizione del bene Teatro della Concordia abbia contribuito nella misura del 65% a vantaggio del territorio stesso, dove per territorio non ci si limita al Comune di Monte Castello di Vibio, ma si considera una più ampia zona della Media Valle del Tevere comprendente anche i comuni limitrofi.
I parametri valutativi di questa esperienza di compartecipazione alla vitalità economica territoriale della non profit culturale, che in quanto tale non ripartisce gli utili e ha al contempo bisogno e diritto di strutturare sempre meglio ruoli e retribuzioni al suo interno per mantenere la propria attività sostenibile e scalabile nel tempo, sono principalmente cinque:
– Visitatori
– Spettatori della stagione teatrale
– Fruitori della combinazione Cena tipica con ingresso allo spettacolo serale
– Fruitori del Pacchetto week end (cena + ingresso spettacolo + pernottamento + colazione)
– Fruitori della location per matrimoni ed eventi

In termini di fidelizzazione emozionale e ripercussioni sullo sviluppo sociale il bacino di appartenenza ai valori perseguiti e trasmessi dalla Società del Teatro della Concordia è ben più ampia, includendo gli artisti, i visitatori, gli users di eventi internazionali e le coppie che dall’estero hanno scelto di venire a sposarsi qui… un’appartenenza che non ha confini linguistici né nazionalistici, perché il linguaggio dell’emozione è universalmente trasmissibile.

La membership, sentirsi parte come condivisori della Carta dei Valori di questa realtà:

  • il Peopleraising riguarda soprattutto i volontari fisicamente e frequentemente più prossimi al Teatro della Concordia, i donatori di tempo e competenze, come li definisce Luciano Zanin in questa interessante intervista di Riccardo Friede. Sono soprattutto i volontari dello Staff Accoglienza che, con preparazione, entusiasmo e personalità, aprono il Teatro e lo illustrano ai visitatori durante i week end, le festività ed ogni giorno nei mesi di luglio e agosto. Ad essi, nel corso di questi venti anni, è stata dedicata formazione periodica in loco, con l’affiancamento a persone che hanno già maturato esperienza, ed in aula, come accadrà anche col prossimo corso in “Comunicazione e accoglienza turistica” del Progetto Cometa, coordinato da Iter, Innovazione Terziario.

    Amici del Teatro più Piccolo del Mondo

    Amici del Teatro più Piccolo del Mondo

  • il Friendraising, che lega con questa simbolica tesserina gli
    Amici Sostenitori del Teatro più Piccolo del Mondo che vengono a trovarci personalmente, esprime quella che Irene Sanesi definisce come la relazione di reciprocità che fonda la sua ragione sulla capacità di generare esperienza comune e socialità attraverso la produzione e l’erogazione di specifici beni relazionali.
  • in merito al Fundraising, ed al Corporate Fundraising nello specifico, buone aspettative derivano dalla recente modifica all’Art Bonus, che, per favorire il mecenatismo culturale, consente una detrazione Irpef/Ires per le erogazioni liberali alla cultura pari al 65%, anche in riferimento alle donazioni a favore dei concessionari e affidatari di beni culturali pubblici, per la realizzazione di interventi di manutenzione, protezione e restauro.

Buone nuove si palesano anche dalla Riforma del Terzo settore in merito alla razionalizzazione e semplificazione del regime di deducibilità e detraibilità dal reddito delle persone fisiche e giuridiche delle erogazioni liberali; in merito all’introduzione di meccanismi volti alla diffusione dei titoli di solidarietà  e di altre forme di finanza sociale (finalizzate a obiettivi di solidarietà sociale) ed in merito alla valorizzazione del ruolo degli enti nella fase di programmazione.
Questa si esplica a livello territoriale ed è relativa anche al sistema integrato di interventi e servizi socio-assistenziali, di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale.
Il fine comune è sempre quel valore aggiunto, tangibile e intangibile, che si possa recepire con entrambi gli emisferi cerebrali e che, forse, in ambito culturale può sintetizzarsi in quella “piacevole stanchezza” da cambiamento del battito cardiaco, frequenza respiratoria e lucidità negli occhi, che non necessariamente deve tradursi in una intensa e folgorante sindrome di Stendhal.

[1] Zamagni S. (2010), “Il valore aggiunto culturale”, Paradoxa, Fondazione Nova Spes, 4

Serena Brenci Pallotta

About Serena Brenci Pallotta

Una laurea con lode in economia e gestione dei servizi turistici e la vocazione per la comunicazione a 360°: dal marketing territoriale e culturale alle dinamiche internazionali di corporate governance e marketing strategico, disaminate con una permanenza ed una tesi specialistica all'Università svedese di Kristianstad, fino agli approfondimenti in comunicazione digitale al Sole 24 Ore. Gestalt counselor certificata REICO e Storyteller per vocazione. https://it.linkedin.com/in/serenabrenci
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