La partecipazione e le sue leve, proposito e motivazione (XVII settimana)

#teatropiccolo/partecipazione

Partecipazione come reciprocità e responsabilità condivisa di un processo comune che coinvolge l’intero sistema economico, giacché il libero mercato implica ripercussioni globali e il “welfare globe” non può prescindere dalla salubrità di ciascuna porzione di umanità, soprattutto delle porzioni più disagiate.
Non è soltanto una questione etica di rispetto e buona predisposizione verso il prossimo, è cooperazione di risorse, ausilio socio-economico per raggiungere obiettivi di pace e benessere comune. La “cosa pubblica” sembra così evanescente e distante dal singolo su così grande scala, pertanto è evidentemente dal piccolo che si deve partire.

L'entusiasmo di una serata nel Teatro più Piccolo del Mondo

L’entusiasmo di una serata nel Teatro più Piccolo del Mondo

Il piccolo è già microcosmo di tutti gli ambiti che possono generare partecipazione, se ci si appella all’inclinazione vocazionale che sospinge ogni persona: è in base a quella che ciascuno può far del proprio meglio per contribuire alla propria felicità e di conseguenza a quella comunitaria.
La felicità? Sembra quasi un parametro antieconomico, che fa leva su retaggi ancestrali poetici ed evocativi. Eppure la chiave è lì, nel FIL, la Felicità Interna Lorda.

I nove parametri del GNH, Bhutan 2010

I nove parametri del GNH, Bhutan 2010

Il Bhutan lo adotta già da quattro anni come indicatore per calcolare il benessere della popolazione, in base a nove parametri riguardanti la qualità dell’ambiente, la salute psico-fisica dei cittadini, l’istruzione, la sostenibilità ecologica delle diversità e la ricchezza dei rapporti sociali. Il Bhutan, che è fra i Paesi più poveri dell’Asia?
Si, proprio così, perché è anche l’ottava nazione più felice del mondo.
Probabilmente quando si è immersi nella crisi questa andrebbe colta nel suo significato etimologico di discernimento e conseguenziale scelta di un nuovo indirizzo, per aprirsi ad una fase di cambiamento basata su criteri innovativi per quanto basilari: tornare all’essenza stessa del concetto di partecipazione, quello secondo il quale si ha il desiderio di prendere parte allo spirito collettivo se ci si sente sia riconosciuti nelle proprie peculiarità, sia fondamentali alla crescita della comunità entro cui si vive, a partire dalla valorizzazione delle proprie competenze emotive e abilità e dall’uso sostenibile delle risorse a km 0.
Se un Gross National Happiness Center in Italia non è nemmeno nei pensieri sicuramente sarebbe interessante e proficuo, al fine di consapevolizzare un senso di appartenenza e quindi di partecipazione, ripartire dal minimo comune denominatore dell’italianità: la cultura.
La cultura che non riceve abbastanza finanziamenti pubblici eppure ancora tende a dover giustificare l’iniziativa imprenditoriale e quella di crowdfunding per auto-sostenersi.
Come se l’economia fosse di per sé materia nera e come se la raccolta fondi fosse denigrante per gli operatori culturali. Così la cultura (e con essa il finanziamento che la sostiene) resta spesso la terra di mezzo, così osannata e poco frequentata.
La cultura che ha in sé l’espressione artistica dell’animo umano ed il patrimonio di animi talentuosi e geniali che valica decenni, secoli e millenni di memoria storica.
Che peccato che venga propinata come cosa impegnativa e noiosa, che peccato che resti esiliata in un cantuccio rispetto alle sensibilità cui veniamo più spesso sollecitati, che peccato non riuscire sempre bene a trasmettere il valore aggiunto che ha per il PIL e per il FIL. In occasione della tavola rotonda sulle prospettive del fundraising per la cultura e finanziamenti europei, organizzato a Spoleto dal Gruppo Territoriale Umbria dell’Associazione Italiana Fundraiser (ASSIF), in collaborazione con Noesis Foligno, mi ha notevolmente colpito la riflessione di Marianna Martinoni, permeante l’intero principio che dovrebbe motivare la donazione alle organizzazioni culturali non profit: è la stessa organizzazione che deve consapevolizzare e valorizzare, prima internamente, il proprio valore aggiunto per il territorio e la comunità di riferimento.

Individuare qual è il proprio apporto territoriale, come organizzazione, sull’effetto moltiplicativo delle spese di alcuni individui, che determinano a loro volta il reddito di altri individui, che ne destineranno a loro volta parte in consumi e parte in risparmio e così via, “facendo girare” attivamente l’economia monetaria e sociale del luogo. Secondo il moltiplicatore keynesiano ed ipotizzando una propensione marginale al consumo individuale dell’80% (ed il restante 20% destinato al risparmio) qualsiasi incremento nella spesa o negli investimenti genera un incremento nel reddito nazionale di cinque volte superiore rispetto alla spesa pubblica iniziale.
Lo spirito di appartenenza e partecipazione dell’individuo collettivo non deriva soltanto dalla consapevolizzazione dell’effetto moltiplicatore sullo sviluppo locale: Irene Sanesi, dottoressa commercialista e Presidente della Commissione “Economia della Cultura” UNGDCEC, cita anche gli altri quattro indicatori del VACvalore aggiunto culturale, quali la reputazione, il fattore di impatto culturale, la varietà delle proposte culturali e l’efficacia ed efficienza dei prodotti generati. Così la conoscenza degli strumenti di defiscalizzazione per imprese e privati e l’accountability, magistralmente definita dalla stessa Irene Sanesi come la capacità dell’istituzione culturale di comunicare le decisioni intraprese – accountable – e di farlo ponendo attenzione – responsibility – alla comunità di riferimento, sono necessarie ma non sufficienti se non è abbastanza radicata la membership.


La Felicità Interna Lorda come indicatore collettivo di teste consapevoli che possono e quindi vogliono scegliere, dal momento che

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Grazie Giorgio, mi prendo in prestito il tuo stornello, con cui riecheggerai nel Teatro storico più piccolo e completo al mondo il prossimo 18 luglio, onorato dalla compagnia MabTeatro.
Compagnia e spettatori, Vi attendiamo.
Anche questa è partecipazione, anche questa è raccolta fondi per rendere fruibile la cultura in un incanto architettonico.

Prospettiva del Teatro della Concordia da platea

Prospettiva del Teatro della Concordia da platea

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Tra palco e web, lo storytelling ed il turismo cultural-emozionale (XVI settimana)

#teatropiccolo/appartenenza

Quand’è che l’appartenenza taglia i cordoni della catena per essere legame imprescindibile dalla nostra stessa essenza?

Ci sono pochi legami inossidabili, molti legami funzionali. E la parola “funzionale” non ha necessariamente un’accezione negativa: si tratta dei cosiddetti “legami deboli”, contestuali e occasionali, come analizza Giovanni Cappellotto, che però ci consentono di stabilire scambi interattivi sul piano professionale o di interessi tematici, di allargare il nostro campo percettivo, per arrivare via via a sentire la presenza intorno a noi di un network.
La partecipazione a quel network si realizza quando si condivide quel che si sa e ci si pone nell’ottica di non aver imparato ancora abbastanza da chi ne fa parte.
Così nel flusso non giudicante delle diversità con cui ci si pone in comunicazione, eppur senza mai perdere spirito critico verso i fenomeni che accadono, si diventa quanto si desidera trasmettere.

Se il legame più arduo è quello con se stessi ed ai legami deboli non si affida l’aspettativa di risolverci, quanto di noi riversiamo nei legami forti?

Mi domando quanto equilibrio personale comprometta la confluenza con l’altro eppure quanto quella confluenza si ricerchi nell’ineffabile tentativo di sentirci parte di un microcosmo emotivamente autosufficiente.
C’è la parte del proprio Sé che cediamo, trascurandone il bisogno individualistico, per ritrovarla in un Noi, con il surplus di emozione che si porta dietro, e che valica l’accesso verso propri aspetti interiori mai conosciuti prima a quel modo, come ci viene in aiuto Calvino:

Lui conobbe lei e se stesso,
perché in verità non s’era mai saputo
“.

Questo ci danno i legami forti.
E trovano la forza di adattarsi agli inevitabili cambiamenti personali.
Spesso hanno bisogno di nutrirsi di presenza, talvolta invece l’assenza riassesta i gap temporali delle anime affini che si sono trovate nel tempo sbagliato e continuano a rincorrersi attraverso gli anni, in un ipotetico “tempo giusto” per entrambi.

Lo storico Staff Accoglienza del Teatro della Concordia

Lo storico Staff Accoglienza del Teatro della Concordia

Il Teatro, un teatro che è piccolo, può essere lo specchio più intimo di questo confronto con l’idea di appartenenza ad un legame, a partire dal legame con la propria vulnerabile dimensione dell’anima. E pensate a chi questo #teatropiccolo lo ha continuato a guardare attraverso i decenni, ci è cresciuto, ci ha recitato come la nostra memoria storica Nello e la signora Marisa, carismatica guida emozionale per molti di coloro che vengono a trovarci, a chi ci ha trovato l’energia creativa per poi catalizzare l’amore verso tutto il proprio paese, divenendone attivissimo consigliere comunale, come Marco, aka @withoutshadow, a chi ci è entrata bambina per un legame forte che se ne occupava, e poi ha finito per declinare ogni proprio studio e attitudine al fine di apportare un contributo al bene culturale pubblico, come me.
Noi, e altri con noi, abbiamo sviluppato un legame forte con questo palco.
Molti lo conoscono attraverso il web, poi decidono di visitarlo, di esibirsi qui, di sposarsi qui, di fare laboratori teatrali qui, di rafforzare lo spirito del proprio gruppo aziendale qui.
E dopo, nel follow up dell’evento concluso, continuano a seguirci, ad emozionarsi quando un post social li raggiunge ad altri capi del mondo, come accade a Johanna Beisteiner, a Lavinia Bocu, a Hanneke Lokhoff, ai docenti e agli studenti dei masterclass internazionali che qui si esibiscono almeno una volta l’anno, ai giapponesi che organizzano tour di alcuni Borghi più Belli d’Italia, con intermezzo concertistico di archi a Monte Castello di Vibio, nel Teatro più piccolo del mondo.

Anche questi richiami sono appartenenza.

Dall’emozione dell’esperienza di contatto alla circolazione di pillole emozionali possono bastare anche i “Due gradi e mezzo di separazione” di cui parla Domitilla Ferrari nel suo accattivante manuale edito Sperling & Kupfer, dispiegando ulteriormente il valore dei legami deboli.
Il virtuale, del resto, anticipa sempre il reale, lo ha fatto da ancor prima che la rete web ci avvolgesse: lo stupore di un dettaglio impercettibilmente carpito, l’attesa, il richiamo del bello, l’anticipazione del piacere è essa stessa piacevolezza, senza tuttavia l’esigenza di assecondare totalmente Flaubert, che credeva che la forma più pura di piacere fosse l’aspettativa.
Che poi, dentro o fuori il web, come e quando, sta a noi integrarla senza che la cross-medialità ci fagociti.
Perchè la pratica delle emozioni ne resta fuori, e si trova anche su questo palco di #teatropiccolo.

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L’identità è la memoria che resta (XV settimana)

#teatropiccolo/memoria

La memoria del cuore è quella che sopravvive rinnovandosi oltre ogni accumulazione nozionistica, perché passa attraverso i canali percettivi e consente un’interazione emozionale con gli altri, attraverso la relazione, il contenitore centrale di ogni cambiamento.
L’identità è forse la memoria che resta: siamo la storia di noi che è accaduta, per come ce la raccontiamo.
Così ognuno si tiene la sua verità, il proprio immaginifico copione di una scena andata in onda sul palcoscenico della sua vita, la stessa scena che abbiamo condiviso con altre persone, ma che ciascuno di noi ha registrato a proprio modo.
Il ricordo non è democratico né assoluto, ma se quelle scene sono condivise allora resta la memoria di come ci siamo sentiti, di ciò che ci è stato trasmesso, come ci fa eco Maya Angelou:

Ho imparato che le persone dimenticano quello che hai detto o fatto, ma non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire.

E «l’anima è la memoria che lasciamo», scrisse Ambrogio Bazzero in Storia di un’anima.
C’è uno spazio, nel Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio, in cui è custodita l’anima di una memoria storica lasciata in eredità, intrisa di attimi di vita di gente del posto, mentre si esibiva su quel palco di legno e mentre viveva giù da quel palco, per le vie del borgo, aspetti conviviali e anche privati.
Sono le raccolte fotografiche e documentative custodite nella sala espositiva sottostante la platea ed aggregate con passione certosina dal 1939 al 2005 da Nello Latini.
Nello Latini, versatile personalità montecastellese, un uomo che partecipava propositivamente alle attività ricreative del suo borgo ed aveva un ruolo di responsabilità all’ufficio postale locale, che dipingeva lo stesso borgo sui sassolini e scritte di responsabilità ecologica sui cestini del paese, fotografava, viaggiava verso l’Australia e ritornava, instancabile ad accogliere i primi visitatori del #teatropiccolo.
Ritrovò nel 1994 il fondale storico dipinto da Cesare Agretti e andato perduto durante la chiusura del Teatro nel 1951, e, per primo, pensò alla possibilità che l’interno di questa location da bomboniera potesse entrare tutta in un francobollo: quello che è poi diventato il quarto francobollo di un teatro in Italia, ed il solo che mostra palchetti e platea.

Parte dell'Archivio Storico Nello Latini

Parte dell’Archivio Storico Nello Latini

Ricevette dal proprio precursore Renato Ippoliti tutti i carteggi riguardanti il Teatro della Concordia dal 1888 al 1963, e li continuò ad arricchire lungo tutta la sua vita, per farne poi dono alla non profit che dal 1993 continua a gestirlo, e di cui anche io faccio orgogliosamente parte.
Se Nello ancora oggi fosse fra noi sarebbe in prima linea a ricordarci di votare il Teatro della Concordia fra i luoghi del cuore FAI, perché questo può consentirci di ottenere finanziamenti per restaurare i suoi affreschi.
Dopo venti anni dalla ristrutturazione si pone l’esigenza di combattere l’usura del tempo e mantenerli ancora apprezzabili come Cesare e Luigi Agretti li dipinsero.
Dobbiamo arrivare ad almeno 1000 voti. Aiutateci!

FAI-TeatrodellaConcordia2

La mia identità è in divenire perenne.
Non ho un’identità da proteggere, ho un’identità da realizzare, un’identità che avanza, che cresce, che evolve.
La mia identità di oggi non è più quella di ieri.
Chi sono io?
Sono le mie idee che ho cambiato, le emozioni che ho avuto, belle o brutte, sono la mia volontà.
La mia identità è il comporsi di tutte queste cose, per cui sono braccia che si stendono, non sono radici immobili.
[Ermes Maria Ronchi]

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Fare i conti con la maturità (XIV settimana)

#teatropiccolo/maturità

Ad appena due anni e mezzo dalla “maturità” dell’A.p.s. che lo gestisce il Teatro della Concordia si ripensa, lo fa spesso, con l’animo gioioso che si alterna alla nostalgia delle emozioni vissute, vibranti in una sequenza di arioso scorrimento visuale su quel palco.
La commozione con cui la prima assemblea dei nuovi soci il 2 luglio 1993 dava vita alla “Società del Teatro della Concordia” del XX secolo, la stessa commozione che trovava concretezza con la prima stagione teatrale 1994-95, breve eppur già sentita in uno spirito condiviso: l’allora compagnia teatrale del paese che si esibiva coi sogni e la voglia di metter in scena i propri entusiasmi, i concerti di Natale e degli Auguri del Nuovo Anno, che sarebbero diventati spiritualmente emblematici per tutti gli Amici del Teatro più Piccolo del Mondo negli anni a seguire, fino ancora ad oggi.
E vedere quella stessa stagione teatrale ogni anno più variegata, arrivando ad ospitare prosa d’autore e popolare in vernacolo, musica classica, jazz, che spazia dal barocco italiano al latino americano, fino all’opera e alle colonne sonore più coinvolgenti dei film.
Ospitare artisti emergenti internazionali, come Johanna Beisteiner e Lavinia Bocu, altri già affermati come il tenore Gianluca Terranova, Pino Strabioli, una calamitante Claudia Campagnola ed un emozionato Remo Girone, l’ammirazione più profonda per la grandezza di Rita Levi Montalcini a suo agio su quel palco semplice e piccolo, l’onore per poter ospitare un membro di giuria come Corrado Augias per il Festival del Monodramma del 1998, premio nazionale che ha sollecitato la produzione del monologo stimolando drammaturghi, scrittori, attori e registi a misurarsi con la piccola dimensione, sia di struttura che di “mercato”.

Un pianoforte, attesa e libertà

Un pianoforte, attesa e libertà

La maturità arriva carica di sacrifici, aspettative e ideali, stratificati via via nei tentativi che si strutturano in consapevolezze, acquisizione dell’errore e coscienza della propria identità.
La maturità ha viva in sé quella magia imperitura di immagini fissate nell’eterno ritorno di Nietzsche, lì nelle nostre viscere, magari dimentichiamo i dettagli di quell’esame universitario che ci costò stanchezza e fatica ma la sensorialità connessa alle ultime corse verso il portone dell’istituto superiore, gli sguardi carichi di cinque anni ampi e controversi rivolti verso la fila di banchi disposti sul corridoio per le prime tre prove scritte, i volti cari di quei giorni e le notti prima degli esami (e dopo gli esami) quelli no, quelli sono fervidi e costanti fra i ricordi dei passaggi focali della nostra vita.
La maturità di #teatropiccolo è arrivata nel 2011, un po’ di sottecchi rispetto a quella pomposa annunciata da un qualche diploma, perché in realtà resta sempre il più piccolo che, con umiltà e sacrifici, continua a conquistarsi l’apprezzamento dei visitatori e lo stupore dei sostenitori del bello, la resilienza del gruppo di volontari che si occupano instancabilmente ed incessantemente ogni week end dell’accoglienza e sorridono con garbo e amore profondo ai Certificati di Eccellenza TripAdvisor 2013 e ancora 2014, che il Teatro della Concordia ha conquistato grazie alla loro cura e al suo splendore.
E allora si può effettivamente fermare, giusto un attimo a ripensarsi nei suoi passaggi focali: il suo gemellaggio nel 1997 con il teatro più grande, il Farnese di Parma, che conta 4000 posti; l’emissione nel 2002 di un francobollo delle Poste Italiane raffigurante l´interno del Teatro della Concordia, per il Patrimonio Storico Artistico e Culturale Italiano; il Bicentenario del 2008 con il nuovo annullo filatelico delle Poste Italiane e l’inaugurazione della sala espositiva dedicata alla memoria storica del Teatro Nello Latini; le aziende che l’hanno scelta come location per i loro eventi e gli eventi emozionali che hanno fissato l’eternità di alcuni istanti fra quei palchetti per le coppie che si stavano sposando, i bambini che facevano la loro prima recita, la fidanzata che ha ricevuto a sorpresa una dichiarazione d’amore… e ancora ancora… non siamo mai abbastanza “maturi” fin quando possiamo ancora permetterci di stupirci!
(…O forse è proprio questa la condizione imprescindibile per esserlo).

 

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L’atavica esigenza di concertare (XIII settimana)

#teatropiccolo/confronto

Meeting al Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio (PG)

Meeting al Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio (PG)

Cosa anima gli umani intorno ad un tavolo, o nella Curia Iulia del Foro Romano a generare trattative, discutere leggi e stabilire decisioni sulla propria vita collettiva, per quanto vincolanti esse risultino?
E se i maggiori contrattualisti sociali, da Hobbes a Rousseau, ci insegnano che l’uomo ha sempre barattato un po’ di libertà per la sicurezza, ci sovviene spontaneo rilevare quanto l’equilibrio dell’uomo, animale sociale, abbia la necessità di compiersi al confine fra il suo sé interiore e quello dei suoi simili.
Il self interest ed il common interest di Hume che si intersecano per definire l’area condivisa nella concertazione.
La tavola rotonda, la conferenza, il convegno, il simposio, l’outdoor training, fino al role playing formativo per mettere in scena anche quanto di più opposto corrisponde al nostro modo di comportarci, ed appropriarcene, incarnarlo per diventare quel personaggio e sentire come sente lui/lei.
Sono meccanismi gestaltici che le aziende scelgono sempre più sovente di proporre ai propri dipendenti, per farli ri-conoscere come persone, oltre i meccanismi talvolta irrigiditi del proprio ruolo di reparto, mettendosi nei panni dell’altro, scambiandosi funzioni e responsabilità.

Il Premio Nobel Rita Levi Montalcini ad un convegno al Teatro della Concordia, nel 2003

Il Premio Nobel Rita Levi Montalcini ad un convegno al Teatro della Concordia, nel 2003

Non importa che sia un gioco, l’importante è acquisire percezione interna di un ruolo esterno.
Tutto questo consente e alimenta la flessibilità, la detentrice per eccellenza di un stato psicofisico sano.
Il Teatro della Concordia, nella sua raccolta intimità, offre un ambiente propizio alla condivisione di informazioni e di esperienze a mediazione artistico-culturale, dal convegno tecnico-scientifico al team building, per rinforzare l’empatia di squadra e l’orientamento all’obiettivo.

Sei curioso di info tecniche più precise in merito?
Scrivici qui: eventi@teatropiccolo.it

 

 

 

Loro lo hanno sperimentato:

 

Unioncamere Umbria Umbria Green CardOptima srl Micom.it
Poste ItalianeItalialavoro Edison Cominciamo bene prima
AFBNetAssif Fraschetti Spa

 

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Per scrivere bisogna amare (XII settimana)

Siete nella sezione Storie #teatropiccolo!
XII settimana
A partire da giovedì 20 marzo e fino al 21 agosto vi regalerò un frammento dell’identità del Teatro goldoniano più piccolo esistente.
Lasciatevi trascinare dalla vostra immaginazione e/o dall’emozione che avete provato visitandolo. Le sue storie sono le storie di tutti noi, reali o immaginarie: che cosa vi suscitano i due hashtag in elenco?
Raccontatecelo via twitter, facebook o G+ inserendo uno degli hashtag nel testo, corredatele con immagini e video, le raccoglieremo per voi in delle mini-storie e board su Storify e Pinterest! E chi fra i partecipanti più assidui ed emozionati ci coinvolgerà con la sua tweet-storia ispirata alle vicende del Teatro, settimana dopo settimana, si meriterà di riceverla trascritta ed inviata per lui/lei in una pergamena speciale di Amico del Teatro più Piccolo del Mondo.
Ne selezioneremo da una a tre al termine di questa avventura.

L’hashtag di questa settimana è teatropiccolo/scrivere

Lasciarsi rapire da un’emozione ed avere l’urgenza di fermarla su carta, o su tastiera, nei moderni tempi del web 2.0.
Avere il bisogno di restare in contatto con quello spiraglio del proprio sé che sta lasciando uscire un messaggio, solo proprio, e fissarlo, riformularlo per raccontarcelo, perché la storia non è quella che accade, ma quella che ci narriamo per come la sentiamo.

“La gioia di scrivere. Il potere di perpetuare. La vendetta di una mano mortale.”

Ci fa eco così il Premio Nobel Wislawa Szymborska.
Così un’ombra diventa la proiezione di un castello fatato, un labirinto avventuroso con un premio al termine del percorso, un avanzamento nel bosco verso la radura e poi l’oasi che ci sarà al di là, se davvero la più grande soddisfazione è nel sudore speso affrontando la salita, e ce ne possiamo accorgere soltanto una volta che arriviamo ad osservare il panorama dalla vetta. John Fante ne “La confraternita dell’uva” sostiene:

«Per scrivere bisogna amare, e per amare bisogna capire»

Aprirsi alla comprensione del bello che c’è nei nostri occhi, e nella nostra anima, mentre guardiamo qualcosa che ci piace, come un sorriso che rimandiamo spontaneamente quando ci sorridono di cuore, senza schermi.
Mettiamo in scena i nostri film più emozionanti prendendo la realtà come scenario della nostra dimensione interiore.
Chissà il Teatro bomboniera più piccolo e completo esistente nei suoi elementi stilistici minuziosamente aggregati quanto avrà giocato questo ruolo, emozionando ognuno per il vissuto carico di significati forti e contrapposti che si portava con sé visitandolo, scegliendo di sposarcisi o di interpretare un personaggio, in una commedia, in un role-playing, sotto gli occhi avidi di sconosciuti, amici, familiari o colleghi…

Alcuni lo hanno scritto qui

TripAdvisor, Certificato di eccellenza 2014

 

come loro

Emozioni da TripAdvisor, Marco e LucillaEmozioni da TripAdvisor, Demetrio66

Oltre alla recenzione digitale persiste ancora la pagina bianca e l’odore della carta che attende paziente la penna del visitatore avventuratosi nel turbinio emozionale del #teatropiccolo: il nostro Libro dei Visitatori, su cui hanno convogliato la propria “gioia di scrivere” anche Rita Levi Montalcini, Annamaria Testa Pica, Roberto Saviano, Folco Quilici…

Emozioni e sensazioni dal Libro dei visitatori al Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio

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Get married in the Smallest Theater in the World (XI settimana)


#teatropiccolo/sposarsi
                   ________                  #teatropiccolo/marriage

Mettici l’emozione, considera che vorresti che quel giorno fosse tutto perfetto ed invece c’è sempre qualcosa che sfugge al tuo controllo, come nella vita, ricorda che l’anticipazione del piacere è già piacere, come suggerisce Lowen, e quindi una preparazione accurata per un luogo che ti emoziona è già amplificazione dell’emozione che verrà: è quanto hanno provato coloro che hanno scelto di sposarsi nel Teatro più piccolo del mondo.
La messa in scena del giorno più bello risponde al gusto degli sposi: alcuni fra questi hanno scelto di essere soltanto loro, nessun invitato, i testimoni presi in prestito dal paese; alcuni fra questi hanno scelto sketch parodistici sulla stessa storia dei promessi coniugi fra un articolo e l’altro del codice civile e la partecipazione divertita della platea di amici e parenti, altri la lettura di poesie, altri ancora intermezzi musicali… senza tralasciare il pranzo in piazza, con lo splendido belvedere su Todi o le Bomboniere della Concordia, personalizzate con i vostri nomi ed il giorno del Sì.

Ti abbiamo incuriosito?

Rispondiamo alle tue domande via mail: eventi@teatropiccolo.it
Non esitare a contattarci.

Put the excitement in, just consider you would like that day was all perfect and instead there is always something escaping from your control, as it happens in life, remember that the anticipation of pleasure is already pleasure, as suggested by Lowen, and then a careful preparation for a place that excites you is already amplification of the future positive emotion: those ones who have chosen to get married in the smallest theater in the world, located in Monte Castello di Vibio, have tried this feeling.
“Staging the happiest day” is according to tastes: some of our spouses wanted to be alone during their rite, even witnesses borrowed from the village; some of other ones have enjoyed their relatives and friends with parody sketches regarding themselves during celebration (accomplice the celebrant, a special friend of them), other ones had made poems read or musical interludes… not to mention the suggestive catering on the main village square, with a gorgeous view of Todi or the “Concordia fancy sweet-boxes”, personalized with your names and your marriage date.

Would you like to discover more about it?
We will reply to your questions at: eventi@teatropiccolo.it
Do not hesitate to contact us.

Get married in the Smallest Theater - Umbria. Cristiano Ostinelli Photographer

Get married in the Smallest Theater – Umbria. Cristiano Ostinelli Photographer

 

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Perché un luogo diventa luogo del cuore? (X settimana)

X settimana
di Storie #teatropiccolo

Perché un luogo diventa #luogodelcuore?
Scrivici del tuo luogo del cuore usando questo hashtag
#teatropiccolo/luogodelcuore
e, se ci hai visitato e ti è rimasto sensorialmente addosso questo piccolo scrigno o se desideri venire al più presto votaci qui, e condividelo coi tuoi amici sui tuoi social.

Ognuno di noi ne ha almeno uno, spesso la sua bellezza è intrinseca, per le emozioni che lì si sono aggrumate come un coacervo di nervazioni e capillari dell’anima, stratificandosi a nostra consapevole insaputa.
Così può accadere che un viottolo malridotto o un prato cittadino lo diventino perché legati a qualche frammento di vissuto fondante per ciascuno di noi.
La bellezza è negli occhi di chi guarda, o semplicemente nel cuore.
Poi ci sono quei luoghi che sono anche “belli fuori”.
Penso alle nove famiglie che nel 1808 fondarono il Teatro della Concordia, spinte dal desiderio di ritagliarsi uno spazio personale e sociale per esprimersi e ritrovarsi: quella platea, disadorna delle attuali 37 poltroncine che vennero aggiunte soltanto nel 1914, divenne luogo di carnevalate, balli e prosa, il foyer uno spazio di conversazione con caminetto, il salotto bene della bella Monte Castello di Vibio.
Proprio Monte Castello di Vibio, che era divenuto capo cantone di una vasta zona che si estendeva dal Tevere all’orvietano, in un periodo di grande fermento culturale per gli ideali giacobini che si andavano sviluppando in un clima ancora fertile da post-rivoluzione francese.

Le due mani che si stringono in segno di concordia, simbolo del Teatro

Le due mani che si stringono in segno di concordia, simbolo del Teatro

Le nove famiglie vollero farsene portatrici ideali, nominarono il Teatro “della Concordia”, ne fecero simbolo le due mani che si stringono in segno di conciliazione e stabilirono che nessuna di esse avrebbe avuto un palchetto nominativo: la decisione più equa sarebbe stata infatti scambiarsi con delle turnazioni le varie viste prospettiche da tutti i palchetti.
Nel 1823 le nove famiglie fondarono l’Accademia dei soci del Teatro della Concordia, una società costituita per la gestione del Teatro, che simbolicamente ha mantenuto la stessa denominazione “Società del Teatro della Concordia” nel 1993, quando, dopo 42 anni di chiusura, la nostra associazione non profit ha deciso di costituirsi per valorizzare e promuovere questo splendido gioiello, salvato dalla demolizione ed usura del tempo grazie ai fondi strutturali della comunità europea ed al sapiente lavoro di restauro degli architetti Mario Struzzi e Paolo Leonelli.
Da allora il cuore di questo teatro è emerso formalmente in occasione dell’annullo del francobollo filatelico ad esso dedicato, il 7/09/2002, in qualità di “bene del patrimonio storico, artistico e culturale italiano”, per cui l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi espresse un ufficiale apprezzamento per “la cura e l’impegno a custodire l’identità italiana”, ed in occasione degli eventi commemorativi del bicentenario dalla fondazione, quando le stesse Poste Italiane ci hanno omaggiato di un secondo annullo datato 7/12/2008.
Informalmente il cuore di questo teatro emerge ogni qual volta i visitatori vengono a trovarci, nei week end, durante le festività e nei mesi estivi di luglio ed agosto, in cui siamo aperti tutti i giorni, quando scelgono di emozionarsi coi nostri spettacoli o di usufruire della location per i propri eventi culturali, celebrativi, commemorativi e gestionali: matrimoni civili, team building e role-playing aziendali, affitti culturali.
Tutto quello che puoi fare in questo #luogodelcuore lo trovi qui

Ti viene in mente altro?
Proponicelo scrivendo a promo.eve@teatropiccolo.it

Facciamo vivere la cultura.

La stessa Regione Umbria – nell’ambito dei progetti finanziati con risorse FESR, per il “Completamento degli attrattori di rilevante interesse finalizzato al perfezionamento delle reti e dei sistemi culturali e ambientali”, in coerenza con la candidatura “PerugiAssisi” a Capitale europea della cultura 2019” – ha approvato un intervento per migliorare la funzionalità del sistema degli accessi al Teatro della Concordia, dotando i locali di servizio di arredi e attrezzature che possano facilitare le operazioni di accoglienza visite e conferire maggiore innovazione tecnologica ed adeguamento strutturale in termini di sicurezza.

Il lavoro comporta una spesa di 50.000,00 euro, di cui 10.000,00 cofinanziati dall’Associazione Società del Teatro della Concordia grazie soprattutto alle vostre scelte del 5xmille.

Grazie di cuore

 

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E tu come mi vedi? PermeUmbriaè… (IX settimana)

Siete nella sezione Storie #teatropiccolo!
IX settimana
A partire da giovedì 20 marzo e fino al 21 agosto vi regalerò un frammento dell’identità del Teatro goldoniano più piccolo esistente.
Lasciatevi trascinare dalla vostra immaginazione e/o dall’emozione che avete provato visitandolo. Le sue storie sono le storie di tutti noi, reali o immaginarie: che cosa vi suscitano i due hashtag in elenco?
Raccontatecelo via twitter, facebook o G+ inserendo uno degli hashtag nel testo, corredatele con immagini e video, le raccoglieremo per voi in delle mini-storie e board su Storify e Pinterest! E chi fra i partecipanti più assidui ed emozionati ci coinvolgerà con la sua tweet-storia ispirata alle vicende del Teatro, settimana dopo settimana, si meriterà di riceverla trascritta ed inviata per lui/lei in una pergamena speciale di Amico del Teatro più Piccolo del Mondo.
Ne selezioneremo da una a tre al termine di questa avventura.

L’hashtag della settimana è #teatropiccolo/permeUmbriaè

La finestra di Johari è un flash che mi guizza in mente, in riferimento al “Punto Cieco”, ovvero ciò che di me non conosco ma che gli altri percepiscono, e l’unico strumento che posso utilizzare per acquisire queste informazioni è chiedere e ricevere un feedback.
Un feedback per allargare il mio campo percettivo, ricevere nutrimento empatico, sentirmi riconosciuta e fare squadra, lasciando che la comunicazione fluisca come atto di responsabilità non manipolatorio a partire dal valore aggiunto della relazione entro cui è contenuta.
Sono ad una tavola rotonda molto interessante dove le dinamiche e lo scopo della condivisione rispondono a questa esigenza di costruire insieme, a partire dal brainstorming su un punto di interesse comune: “La gente non ci arriva… Umbria irraggiungibile!”.
Si tratta della tavola rotonda facente parte di It Fits, Forum Italiano sul Turismo e la Sostenibilità alla sua seconda edizione, che Federico Fioravanti, giornalista ideatore e coordinatore del web magazine Umbriatouring.it, da oltre trenta anni dedito a diversi quotidiani locali, di cui ha assunto anche il ruolo di direttore responsabile, modera con una spiccata disposizione umana prima ancora che tecnica.
È questa tensione verso il cuore stesso delle cose che lascia emergere la volontà di confronto a partire dalla percezione.
Nel turismo la percezione, quel feedback del “Punto Cieco”, è essenziale per individuare in che direzione ci si sta muovendo e come i nostri utenti rispondono, o meglio, elemento proattivo, gli indizi che ci stanno dando per cambiare, migliorare il sistema rendendolo più fruibile.
Fruibile, apprezzabile, accessibile… cos’è l’accessibilità?
L’Umbria a livello infrastrutturale ha carenze in collegamenti e velocità, eppure… uno dei suoi punti di forza è la stessa lentezza di un viaggio in treno fra le sue colline, l’intimo raccoglimento che offre a chi sceglie un suo borgo o una sua campagna per rigenerarsi, fuori dal mondo.
Il viaggio entro i confini dell’Umbria prima ancora di gustare la meta è già parte dell’esperienza.
Cosa si potrebbe fare affinchè la permanenza entro i suoi confini si stabilizzi su una media superiore agli attuali 2.2 giorni?
Probabilmente comunicare in modo più coordinato le sue peculiarità: a livello di politiche pubbliche e a livello di singola piccola realtà (che sia struttura ricettiva extralberghiera immersa in uno dei suoi ameni scorci o attrazione artistico-culturale come lo stesso pregevole Teatro della Concordia) che si interfaccia con le altre per cooperare al servizio di chi si ferma ad apprezzare questa regione.
E magari in tal modo, a partire dal marketing interno, da una sorta di “psicoterapia di gruppo” per conoscerci e ri-conoscerci come umbri consapevoli del proprio territorio, potremmo farne uscire un’immagine condivisa unitaria.
Che sia logo, cartello tematico in superstrada, gadget identificativo comune di una sua peculiarità enograstronomica, come quella possibile del vino, dell’olio o delle acque minerali, riproposta da tutti gli operatori del settore, o un format aggregativo in rete che dia notizia di eventi possibilmente non sovrapposti… il punto di contatto è la volontà di proporsi così, e di farlo, sempre meglio.

Ben vengano tavole rotonde autentiche e propositive come questa, per cominciare, per riprendere, per fare il check-point o rimproverarci un po’.

E chiederci, a noi e a voi, dentro e fuori regione: tu come mi vedi?
#permeUmbriaè

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“La misura dell’amore è la perdita?”. Chiedi a Flora (VIII settimana)

Siete nella sezione Storie #teatropiccolo!
VIII settimana
A partire da giovedì 20 marzo e fino al 21 agosto vi regalerò un frammento dell’identità del Teatro goldoniano più piccolo esistente.
Lasciatevi trascinare dalla vostra immaginazione e/o dall’emozione che avete provato visitandolo. Le sue storie sono le storie di tutti noi, reali o immaginarie: che cosa vi suscitano i due hashtag in elenco?
Raccontatecelo via twitter, facebook o G+ inserendo uno degli hashtag nel testo, corredatele con immagini e video, le raccoglieremo per voi in delle mini-storie e board su Storify e Pinterest! E chi fra i partecipanti più assidui ed emozionati ci coinvolgerà con la sua tweet-storia ispirata alle vicende del Teatro, settimana dopo settimana, si meriterà di riceverla trascritta ed inviata per lui/lei in una pergamena speciale di Amico del Teatro più Piccolo del Mondo.
Ne selezioneremo da una a tre al termine di questa avventura.

L’hashtag della settimana è #teatropiccolo/perdita

“La misura dell’amore è la perdita?”

Hermann Hesse nel suo “Scritto sulla sabbia” dispiegava questi versi:

“Così il nostro cuore è consacrato
con fraterna fedeltà
a tutto ciò che fugge
e scorre,
alla vita,
non a ciò che è saldo e capace di durare.
Presto ci stanca ciò che permane,
rocce di un mondo di stelle e gioielli,
noi anime-bolle-di-vento-e-sapone
sospinte in eterno mutare.”

Mi chiedo se nella fuggevolezza di ciò che materialmente non c’è più possiamo bearci di una fantasia ideale e pura, che modelliamo a nostro piacimento, e che è l’unica garanzia di immutabilità di ciò che amiamo (o sarebbe meglio dire dell’idea di ciò che amiamo), per tutta la durata di cui ha bisogno il nostro tempo interiore per andare oltre.
E disfarsi di tale immutabilità per crearne un’altra.
Lo stesso Hume, nel suo Trattato sulla natura umana, asseriva che
“Noi non siamo altro che fasci o collezioni di differenti percezioni”, così, aggiungo io, nell’immaginario degli altri possiamo essere questa infinita varietà di rappresentazioni, secondo i loro tempi tecnici interiori di elaborazione e smaltimento, sia chiaro…
La mente come un teatro, l’amore come spazio immaginato.
Lo scrittore brasiliano Jorge Amado nel suo romanzo “Dona Flor e i suoi due mariti” ritrae la dimensione di una donna di Bahia semplice e apparentemente timida, ma con un animo sensuale, che resta vedova di Vadinho, un uomo brillante e affascinante quanto irresponsabile e portato al ripetuto tradimento.
Ma Dona Flor lo ama pazzamente, pur se in continua sofferenza per la vita sregolata del marito, lui che riesce ad essere al contempo allegro, passionale e generoso.
E quando dopo un anno si risposa con Teodoro, un farmacista dabbene e tranquillo, fedele e innamorato… sembra che neppure la pace dell’ordine decoroso possa soddisfare appieno l’animo di Dona Flor… tanto da richiamare in vita lo spirito del defunto Vadinho, stavolta solo per lei!

“Lui il tuo volto mattutino, io sono la tua notte, l’amante di fronte al quale hai né possibilità di fuga, né forza, Siamo i tuoi due mariti, i tuoi due volti, il tuo sì e la tua negazione. Per essere felici hai bisogno di tutte e due. Quando eri sola con me avevi il mio amore ma ti mancava tutto, e quanto soffrivi! Poi avesti solo lui: avevi tutto, non ti mancava nulla, e soffrivi anche di più. Ora sì, sei dona Flor intera, come devi essere.”

Il prossimo 17 maggio 2014 “Dona Flor e i suoi due mariti” diverrà “Flora e li mariti sua” per la regia di Norma Martelli, interpretata da Claudia Campagnola nel Teatro più piccolo del mondo di Monte Castello di Vibio, in una trasposizione ambientale che la vede protagonista di questa “faccenda domestica” nella Roma trasteverina dei primi del novecento.
Immaginandoci i toni frizzanti nostrani applicati a questa pièce non vediamo l’ora di vederla in scena!

"Flora e li mariti sua", liberamente ispirato dal romanzo di Jorge Amado "Dona Flor e i suoi due mariti"

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